Tra tutte le vicende belliche che hanno attraversato il Mezzogiorno d’Italia durante l’età napoleonica, nessuna possiede la carica drammatica e la tragica violenza del Massacro e Sacco di Lauria, consumatosi tra il 7 e il 9 agosto del 1806.
Quell’episodio, che vide scontrarsi la ferrea macchina militare dell’Impero francese guidata dal celebre maresciallo André Masséna e l’insurrezione popolare dei laurioti fedeli alla dinastia borbonica, segnò per sempre la fisionomia e la memoria collettiva della cittadina lucana.
Il contesto: l’invasione francese e l’insurrezione lucana
Nel 1806 Napoleone Bonaparte dichiarò decaduti i Borbone di Napoli, ponendo sul trono il fratello Giuseppe Bonaparte. Mentre l’esercito regolare borbonico ripiegava verso la Sicilia sotto la protezione della flotta britannica, nelle province continentali – e soprattutto nei rilievi impervi della Basilicata e della Calabria – divampò una feroce guerra di guerriglia e resistenza popolare.
Lauria, all’epoca una delle città più popolose, floride e fortificate dell’intero circondario (divisa già nei due storici quartieri di Lauria Superiore e Inferiore), si trasformò nel fulcro della ribellione antibonapartista della Valle del Noce.
Sotto la spinta di capi carismatici locali e delle bande armate filo-borboniche capitanate da figure come Michele Pezza (il celebre Fra Diavolo), i cittadini rifiutarono qualsiasi atto di sottomissione al nuovo regime straniero, erigendo barricate e giurando fedeltà alla propria libertà e fede.
“Lauria non fu un semplice borgo ribelle, ma una roccaforte disposta a sacrificare ogni pietra pur di non cedere il passo alle aquile imperiali.”
L’avvicinamento dell’armata imperiale
Informato della disastrosa sconfitta francese nella battaglia di Maida e del rischio concreto di veder tagliate le vie di comunicazione tra Napoli e la Calabria, Giuseppe Bonaparte diede ordine al maresciallo Masséna di scendere personalmente con un contingente scelto di oltre diecimila soldati francesi, corsi e mercenari svizzeri per reprimere l’insurrezione a qualunque costo.
Ai primi di agosto del 1806, le truppe di Masséna risalirono la gola del Noce. Gli emissari inviati a Lauria per intimare la resa incondizionata vennero respinti con sdegno dai cittadini asserragliati sulle alture e dai difensori appostati tra le strette vie del rione Castello e le rocce dell’Armo.
La battaglia era ormai inevitabile, e le conseguenze sarebbero state catastrofiche.
