Cristo di Maratea - immagine modificata con l’IA
Alta oltre ventuno metri, svettante sulla sommità vertiginosa del Monte San Biagio a picco sul Tirreno, la Statua del Cristo Redentore di Maratea è uno dei monumenti più iconici e suggestivi dell’intero bacino del Mediterraneo. Con le sue braccia spalancate verso la terraferma e il mare alle spalle, è seconda per dimensioni soltanto al celebre Cristo del Corcovado di Rio de Janeiro.
Ma dietro questo colosso bianco di cemento e marmo non c’è soltanto un simbolo di fede: c’è la storia avvincente di una formidabile visione d’impresa e di un mecenatismo illuminato che, nel secondo dopoguerra, strappò Maratea all’isolamento per trasformarla in una capitale del turismo internazionale.
L’arrivo del Conte Stefano Rivetti in Lucania
Il protagonista assoluto di questa trasformazione fu il Conte Stefano Rivetti di Val Cervo (1914–1988), erede di una prestigiosa dinastia di industriali tessili piemontesi di Biella. Nel 1953, attratto dai fondi della neonata Cassa per il Mezzogiorno e folgorato dall’incontaminata bellezza della costa lucana, Rivetti decise di investire enormi capitali a Maratea.
Il suo non fu un semplice progetto speculativo: Rivetti concepì un piano integrato che comprendeva la costruzione di fabbriche tessili per dare lavoro e riscatto alle famiglie del posto, la bonifica delle valli, la realizzazione del celebre porto turistico e la fondazione dello storico hotel a cinque stelle Santavenere, destinato a ospitare divi del cinema come Frank Sinatra, dive internazionali e teste coronate.
“Volevo donare a questa terra incantata un’opera maestosa che testimoniasse per sempre l’incontro tra l’ingegno dell’uomo, la bellezza del Creato e la dignità del lavoro lucano.”
La decisione del grande monumento
In cima al Monte San Biagio sorgeva fin dal 1942 una croce commemorativa in pietra, più volte danneggiata dai fulmini e dalle intemperie montane. Nel 1957 Stefano Rivetti maturò l’idea rivoluzionaria: sostituire la modesta croce con una colossale scultura monumentale del Cristo Redentore, donandola interamente alla cittadinanza di Maratea come ringraziamento per l’accoglienza ricevuta.
Per dare forma plastica a questo sogno titanico, Rivetti non badò a spese e decise di rivolgersi a uno dei massimi maestri della scultura figurativa italiana del Novecento: il fiorentino Bruno Innocenti.
