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Il Cristo Redentore di Maratea: Il Capolavoro di Bruno Innocenti (Parte 2)

di Redazione La Voce della Valle
Il Cristo Redentore di Maratea: Il Capolavoro di Bruno Innocenti (Parte 2)

Cristo di Maratea - immagine modificata con l’IA

Quando il celebre scultore fiorentino Bruno Innocenti (1906–1986), già docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ricevette l’incarico dal Conte Stefano Rivetti, comprese subito che l’impresa avrebbe richiesto una risposta artistica e ingegneristica senza precedenti.

La statua doveva ergersi a oltre 640 metri di quota, esposta ai venti marini impetuosi del Tirreno, alle escursioni termiche e al rischio costante di fulmini, integrandosi armoniosamente con il profilo rupestre del Monte San Biagio e con la vicina Basilica pontificia.

Un’innovazione scultorea: marmo di Carrara e cemento speciale

I lavori iniziarono nel 1963 e si conclusero nel 1965. Innocenti scelse di non utilizzare la pietra scavata tradizionale, troppo pesante e soggetta a fratture, né il bronzo. Elaborò invece una mescola speciale e rivoluzionaria composta da cemento bianco integrato con finissima scaglia di marmo bianco di Seravezza (Carrara), colata su una complessa gabbia interna di tondini in cemento armato progettata dall’ingegnere Luigi Musumeci.

Questo impasto conferì alla superficie una luminosità candida quasi traslucida, capace di risplendere sotto i raggi del sole e di resistere all’azione corrosiva della salsedine per decenni.

Le dimensioni dell’opera sono monumentali:

La posa iconica: lo sguardo verso la terraferma

A differenza del Corcovado di Rio de Janeiro, che guarda verso l’oceano infinito, Bruno Innocenti scelse un orientamento profondamente teologico e comunitario: il Cristo di Maratea ha le spalle rivolte al mare e lo sguardo rivolto all’entroterra, verso la Basilica di San Biagio e i paesi lucani.

La postura delle braccia, leggermente sollevate e protese in avanti anziché perfettamente tese, non trasmette una maestà severa o distaccata, ma un gesto accogliente di abbraccio e protezione paterna verso il popolo. I tratti del volto, giovani e assorti, sfuggono all’iconografia classica barocca per rifarsi alla purezza essenziale dell’arte francescana e rinascimentale toscana.

Inaugurata nel 1965 senza clamore per espressa volontà dell’artista e del mecenate, la statua è oggi patrimonio universale della Basilicata, tappa immancabile per milioni di viaggiatori e pellegrini da tutto il pianeta.


Fonti storiche e bibliografia

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