Passeggiando lungo i viali alberati di Trecchina, all’ombra dei cedri e dei pini di Piazza del Popolo, lo sguardo del visitatore viene immediatamente catturato da un’architettura residenziale singolare e inaspettata per un borgo montano della Basilicata: eleganti palazzetti e ville padronali ornate da fregi floreali, vetrate colorate, torrette belvedere e cancellate in ferro battuto in perfetto stile Liberty ed eclettico.
Questa straordinaria fioritura architettonica, concentrata tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, non fu il frutto di dinastie nobiliari borboniche, ma l’espressione tangibile di uno dei fenomeni sociali più commoventi e vittoriosi della storia locale: il grande riscatto dell’emigrazione trecchinese in Brasile.
La rotta transatlantica verso San Paolo e Rio de Janeiro
A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, la grave crisi economica che colpì le campagne meridionali spinse centinaia di braccianti, boscaioli e piccoli artigiani di Trecchina a imbarcarsi dal porto di Napoli alla volta del Sud America. Mentre molti lucani sceglievano Buenos Aires o New York, i trecchinesi costituirono una comunità fittissima e solidale nelle nascenti metropoli del Brasile: San Paolo, Rio de Janeiro e Porto Alegre.
Grazie a una dedizione instancabile al lavoro, alla proverbiale frugalità e a uno spiccato spirito imprenditoriale, molti migranti non rimasero semplici operai. Riuscirono ad avviare fiorenti imprese commerciali, aziende di import-export, falegnamerie industriali e sartorie d’alta moda, accumulando fortune cospicue.
“La valigia di cartone con cui erano partiti si trasformò nel sogno di restituire splendore e dignità al paese natio che avevano dovuto lasciare.”
Il ritorno al paese e la nascita del Liberty montano
A differenza di altri flussi migratori che recidevano ogni legame con la terra d’origine, i “brasiliani” di Trecchina rimasero profondamente innamorati del proprio borgo. Molti di loro decisero di rientrare in patria, o inviarono ingenti rimesse in denaro ai familiari, investendo nella costruzione di nuove dimore patrizie nel rione Piano.
Ingaggiarono architetti e maestri costruttori partenopei per progettare ville che fondessero il gusto dell’Art Nouveau mitteleuropeo e parigino con gli elementi esotici e ariosi delle fazendas brasiliane: ampi giardini ricchi di piante ornamentali, bow-window luminosi, soffitti affrescati con motivi naturalistici e decorazioni a stucco finissimo.
Oltre alle dimore private, gli emigrati contribuirono in modo decisivo al bene comune: finanziarono la pavimentazione delle strade, l’arrivo dell’illuminazione pubblica e opere benefiche a favore dei bisognosi.
Oggi, il “percorso delle ville liberty” di Trecchina è un gioiello di archeologia sociale e urbana, memoria indelebile di come il sacrificio dell’emigrazione abbia saputo trasformarsi in bellezza e progresso civico.
Fonti storiche e bibliografia
- Centro Studi Emigrazione Lucana (CSEL), L’emigrazione lucana in America Latina: il caso di Trecchina e Maratea, Potenza, 1999.
- Vito Antonio Leuzzi, Terra promessa: storie di partenze e ritorni dal Mezzogiorno al Brasile, Edizioni Dal Sud, 2004.
- Archivio Storico dell’Emigrazione Italiana (ASEI), Schede anagrafiche emigrati lucani a Rio de Janeiro (1880-1925).
- Comune di Trecchina, Itinerario storico-architettonico tra le dimore Liberty del Novecento.
