Ulderico Pesce - immagine modificata con l’IA
Ulderico Pesce ha fatto della scena teatrale e cinematografica uno strumento di inchiesta, riscatto e denuncia civile, portando le ferite, i misteri e la grande bellezza della Basilicata e del Mezzogiorno al centro del dibattito nazionale. Nato a Rivello (Potenza) il 16 giugno 1963, Pesce si è affermato come uno degli esponenti più rigorosi e intensi del teatro civile e di narrazione in Italia.
La sua formazione unisce una solida base umanistica e accademica alle vette della pedagogia teatrale internazionale. Dopo la laurea in Lettere Moderne con il massimo dei voti presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Pesce si diploma come attore presso l’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) di Siracusa e come regista teatrale presso la prestigiosa Accademia d’Arte Drammatica di Mosca (Scuola d’Arti Drammatiche) diretta dal maestro Anatolij Vasil’ev. Forte del Metodo Stanislavskij, Pesce fonde l’immedesimazione e la verità scenica con un profondo rigore documentario e civile.
Dalle collaborazioni storiche alla direzione del Centro Mediterraneo delle Arti
Nella prima fase della sua carriera artistica, Pesce ha affiancato alcuni dei più grandi monumenti del teatro italiano, lavorando come attore a fianco di maestri del calibro di Luca Ronconi, Carmelo Bene, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia, Giancarlo Sbragia e Franco Branciaroli.
Questa straordinaria gavetta e la maturazione internazionale lo hanno spinto a fondare il Centro Mediterraneo delle Arti, una compagnia teatrale d’eccellenza con sede a Rivello, riconosciuta e supportata ufficialmente dal Ministero della Cultura italiano. Attraverso questa realtà, Pesce coordina laboratori di teatro-scuola, residenze artistiche e progetti di recupero della tradizione orale e della memoria contadina, valorizzando la salvaguardia linguistica e le fiabe popolari del Mezzogiorno.
Il teatro d’inchiesta e la denuncia civile
Il cuore pulsante della drammaturgia di Ulderico Pesce è l’indagine senza sconti sui grandi scandali ambientali, sanitari e storici dimenticati del Paese.
- Storie di scorie (2003): Uno spettacolo cult nato dalle vibranti proteste di Scanzano Jonico contro la localizzazione del deposito unico nazionale di rifiuti nucleari nel Mezzogiorno.
- L’innaffiatore del cervello di Passannante (2004): Un’opera intensa di riscatto storico incentrata sull’anarchico lucano Giovanni Passannante e sulla violenta repressione subita.
- FIATo sul collo (2005): Testo vincitore del prestigioso Premio Marisa Fabbri (Riccione Teatro), che racconta il “sogno americano” e il dramma operaio all’interno dello stabilimento Fiat-Sata di Melfi.
- A come amianto (2011): Una drammatica inchiesta sulle morti provocate dall’eternit e sulla mancata tutela della salute dei lavoratori.
- Petrolio (2017): Un’indagine scenica rigorosa focalizzata sulle estrazioni petrolifere in Val d’Agri e sul delicato equilibrio tra sviluppo energetico, impatto ambientale e salute pubblica.
- I sandali di Elisa Claps: Un’opera di profonda analisi civile incentrata sull’omicidio della studentessa potentina Elisa Claps, che squarcia il velo su silenzi, misteri e coperture istituzionali ed ecclesiastiche.
A queste produzioni si affiancano titoli memorabili come Asso di monnezza, I segreti dell’armadio della vergogna sui crimini nazifascisti insabbiati in Italia, la regia della Fisarmonica Verde di Andrea Satta, e intensi tributi a figure intellettuali chiave come Pier Paolo Pasolini e Rocco Scotellaro.
Dal palcoscenico al grande schermo
L’urgenza narrativa di Ulderico Pesce ha trovato naturale espressione anche nel cinema e nella televisione, sia come interprete che come autore e regista. È stato attore in pellicole come Mineurs (2007) nel ruolo del Maestro Fernando, Signorina Effe (2007) e nel cortometraggio Marinai di foresta (2019).
Nel 2011 ha curato la sceneggiatura, la regia e l’interpretazione da protagonista del film omonimo Passannante, portando sul grande schermo la tragica vicenda del patriota anarchico di Salandra, a cui è seguita la regia del documentario La Giostra (2017).
Con il suo lavoro instancabile, Ulderico Pesce continua a dimostrare come il teatro e l’arte possano farsi coscienza critica di una comunità, trasformando la memoria lucana in un patrimonio universale di civiltà e libertà.
