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Sante Scaldaferri: il doppio battito di cuore tra Basilicata e Brasile

di Redazione La Voce della Valle
Sante Scaldaferri: il doppio battito di cuore tra Basilicata e Brasile

Sante Scaldaferri - immagine modificata con l’IA

C’è una geografia segreta che unisce i vicoli di pietra di Trecchina, piccolo borgo incastonato tra le montagne della Basilicata, e il sole abbacinante di Salvador di Bahia, nel nord-est del Brasile. Una linea invisibile fatta di valigie di cartone, speranze, commerci di caffè e cacao, e di un amore viscerale per l’arte. A incarnare questo abbraccio transoceanico, reso celebre da recenti studi e conferenze istituzionali alla Camera dei Deputati, c’è la straordinaria figura di Sante Scaldaferri: artista, pittore, incisore, scenografo e intellettuale la cui opera ha segnato la storia culturale del Brasile contemporaneo.


Dalla Basilicata al cuore del Brasile: L’epopea dei fratelli Scaldaferri

La storia di questo legame affonda le radici alla fine del XIX secolo. Era il 1897 quando un giovanissimo Giovanni Battista Scaldaferri, originario di Trecchina, lasciò la sua terra natale a soli quattordici anni per raggiungere il Brasile. Si diresse verso l’interno dello Stato di Bahia, a Jequié, un centro commerciale in piena espansione sorto grazie all’impulso di pionieri italiani e arabi.

La leggenda familiare narra che Giovanni iniziò a lavorare in una panetteria locale. Durante una grave epidemia che colpì la cittadina, il proprietario affidò al ragazzo un fucile e la gestione del forno prima di mettersi in salvo. Quando l’emergenza terminò, il proprietario tornò trovando il negozio non solo intatto, ma prospero e ben gestito: per ricompensarlo, gli donò il capitale iniziale che permise a Giovanni di avviare una fortunata attività commerciale di ferramenta e attrezzi per le piantagioni di cacao.

Con il successo economico, Giovanni chiamò a sé i fratelli rimasti in Italia, tra cui Ferdinando, padre di Sante. Gli Scaldaferri fondarono una solida dinastia imprenditoriale ed esportatrice — la Scaldaferri, Irmãos & Cia — e si distinsero a tal punto nella comunità da assumere per generazioni l’incarico di Viceconsoli Onorari d’Italia a Salvador, ricevendo persino la visita del Principe Umberto di Savoia nel 1922.


“Fabbricato in Italia e sbarcato a Salvador”

Il legame con la Basilicata conobbe un capitolo intimo e fondamentale nel 1928. Ferdinando Scaldaferri, ormai benestante in Brasile, decise di fare ritorno a Trecchina per le festività religiose e per sposare Teresina Conte. Rientrò in Brasile con la moglie incinta.

Da questo viaggio nacque Sante Scaldaferri, venuto alla luce nel 1928 in una casa affacciata sul mare di Porto da Barra, a Salvador. A causa di questo duplice e fortunato destino, l’artista amava ripetere con orgoglio:

«Io sono stato “fabbricato” in Italia e “sbarcato” a Salvador».

La vita di Sante fu segnata fin da piccolo dai ritmi dei due mondi. A causa della prematura scomparsa del padre (stroncato da un male incurabile dopo un disperato viaggio di cure a Parigi e a Trecchina), Sante visse i suoi primi nove anni tra la Basilicata e le coste di Maratea, respirando il profumo dei piatti fatti a mano, i suoni della tarantella e la calda accoglienza lucana. Solo in seguito fece ritorno definitivo in Brasile con la madre e il patrigno Sigisberto Longo, portando però sempre nel cuore le radici del Sud Italia.


Un maestro tra le due sponde: Arte, Cinema e Società

Formatosi all’Università Federale di Bahia (UFBA) dove si laureò in pittura nel 1957, Sante Scaldaferri è stato molto più di un pittore. La sua è stata una ricerca incessante sull’identità culturale brasiliana e universale.


Il ponte che continua a vivere

Oggi, il legame tra la Basilicata e la terra baiana continua a vivere non solo nei libri di storia dell’arte, ma anche in iniziative culturali contemporanee come il festival letterario Felisquié a Jequié — che ha recentemente istituito il Premio “Sante Scaldaferri” — e nei percorsi di riscoperta identitaria promossi da studiosi e istituzioni.

La storia di Sante Scaldaferri ci ricorda che le migrazioni non sono fatte solo di partenze e distanze, ma di fecondi scambi culturali: un filo d’oro che lega per sempre le montagne di Trecchina alle spiagge di Bahia, dimostrando che si può appartenere a due patrie diverse e custodirle entrambe nello stesso battito di cuore.

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