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L'Arte dei Maestri Calderai e le Antiche Ferriere di Nemoli

di Redazione La Voce della Valle
L'Arte dei Maestri Calderai e le Antiche Ferriere di Nemoli

Adagiata in una conca boscosa rigogliosa d’acque sorgive, a pochi chilometri dallo specchio smeraldino del Lago Sirino, Nemoli è una perla incastonata nella Valle del Noce che custodisce una delle tradizioni artigianali e proto-industriali più affascinanti della Basilicata: la lavorazione del rame e del ferro battuto.

Prima ancora di ottenere l’autonomia municipale nel 1833 – distaccandosi dall’antica Universitas di Rivello con decreto di Ferdinando II di Borbone –, il borgo di Nemoli era rinomato in tutto il Regno delle Due Sicilie come la “terra dei calderai e dei maestri del fuoco”.

Il Torrente Torbido e l’energia idraulica delle ferriere

A decretare la fortuna artigianale di Nemoli fu la ricchezza d’acqua del Torrente Torbido e delle sorgenti limitrofe. Tra il Seicento e l’Ottocento, lungo le sponde del torrente vennero impiantati magli idraulici, mulini e antiche ferriere alimentate dalla forza motrice dei canali.

I mastri ferrai e ramai nemolesi impararono a forgiare il metallo con perizia straordinaria, realizzando manufatti destinati sia alla dura vita agricola e pastorale, sia all’arredo liturgico e alle dimore gentilizie: vomeri, catene, candelabri, bracieri cesellati e, soprattutto, i celebri calderoni di rame (i “caccavi”).

“Nel battere ritmico dei magli sull’incudine si scandiva la vita del paese: ogni calderone era un pezzo unico, temprato nell’acqua gelida delle nostre sorgenti.”

L’epopea itinerante dei calderai nemolesi

Ciò che rese celebre Nemoli al di fuori dei confini regionali fu la figura del calderaio itinerante. Terminata la stagione dei raccolti estivi, squadre di abili artigiani partivano a piedi o a dorso di mulo verso la Puglia, la Calabria e la Campania per riparare, stagnare e forgiare utensili in rame nelle corti e nelle piazze dei paesi.

Portavano con sé un bagaglio inestimabile di segreti del mestiere e persino un gergo corporativo segreto, tramandato rigorosamente di padre in figlio per proteggere i dettagli tecnici della forgiatura. Il rame di Nemoli era famoso per la sua robustezza: battuto a freddo con perizia millimetrica, garantiva una conducibilità termica perfetta per la cottura del cibo sui focolari a legna.

L’eredità culturale e l’archeologia industriale

Con l’avvento dei materiali industriali moderni nella seconda metà del Novecento, le vecchie fucine idrauliche hanno progressivamente spento i loro fuochi, ma Nemoli non ha disperso questa preziosa memoria identitaria.

Passeggiando tra i vicoli del paese si ammirano ancora balconate, inferriate e ringhiere in ferro battuto di mirabile fattura artigianale. La cittadina celebra con fierezza il proprio passato operaio e manifatturiero, esempio virtuoso di operosità e dignità lucana che oggi rivive nelle botteghe artistiche e nei percorsi di archeologia industriale lungo il corso delle acque.


Fonti storiche e bibliografia

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