Nel panorama artistico del Rinascimento lucano, la figura del maestro Giovanni Todisco da Abriola (attivo tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento) rappresenta uno dei capitoli più intensi e originali della pittura murale meridionale. E tra tutti i luoghi che hanno custodito i suoi pennelli e la sua bottega, il monumentale Convento di Sant’Antonio da Padova a Rivello custodisce senza dubbio il suo capolavoro assoluto.
Fondato nel 1512 dai Frati Minori Osservanti su un poggio panoramico che domina la confluenza delle valli, il convento francescano divenne rapidamente un faro di cultura teologica, umanistica e artistica per l’intera Valle del Noce.
L’incontro tra arte colta e devozione popolare
Chiamato dai frati francescani per decorare il refettorio, il chiostro e la chiesa conventuale, Todisco realizzò tra il 1514 e il 1520 un ciclo pittorico murale di straordinaria ampiezza narrativa.
Formatosi nell’orbita della pittura tardo-gotica umbro-napoletana e aperto alle prime novità prospettiche del Rinascimento romano, Todisco seppe fondere una raffinata cultura iconografica con un linguaggio visivo diretto, comprensibile e profondamente empatico, capace di parlare al cuore della popolazione contadina e pastorale lucana.
“Nei volti dei suoi apostoli non vi sono modelli accademici remoti: c’è la fierezza austera, la pelle brunita dal sole e la dignità degli uomini della nostra terra montuosa.”
L’Ultima Cena e il ciclo francescano
L’opera che lascia senza fiato ogni visitatore che varca la soglia dell’antico refettorio conventuale è la grandiosa “Ultima Cena”. Disposta su un’intera parete, la composizione si sviluppa lungo una tavola orizzontale riccamente imbandita con cibi tipici della tradizione lucana (tra cui pani rituali intrecciati e stoviglie di terracotta).
Le figure degli Apostoli mostrano una resa psicologica potente: dall’espressione attonita di Pietro alla postura isolata e inquieta di Giuda Iscariota, colto nel momento esatto in cui Cristo annuncia il tradimento.
Lungo le arcate del chiostro quadrangolare, Todisco e i suoi collaboratori illustrarono le Storie della vita di San Francesco d’Assisi e di Sant’Antonio da Padova, arricchite da una rara rappresentazione dell’Albero Francescano delle Virtù e scene allegoriche della Passione.
Oggi il Convento di Sant’Antonio, restaurato con cura e sede del Museo Archeologico della Valle del Noce, continua a testimoniare la statura artistica di Giovanni Todisco: un maestro che seppe portare l’eccellenza dell’arte rinascimentale nel cuore dell’Appennino lucano.
Fonti storiche e bibliografia
- Michele D’Elia, La pittura del Cinquecento in Basilicata: Giovanni Todisco e la sua bottega, De Luca Editore, Roma, 1974.
- Catalogo Generale dei Beni Culturali (ICCD), Ciclo di affreschi del Convento di Sant’Antonio a Rivello.
- Carmela Biscaglia, I Francescani nella Valle del Noce: storia, architettura e arte, Edizioni Deputazione di Storia Patria per la Lucania, 2001.
- Archivio della Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici della Basilicata.
