Nel giorno di Martedì Grasso, mentre nei borghi circostanti si celebrano le sfilate mascherate, a Nemoli si compie un rito comunitario secolare che fonde sapienza gastronomica, memoria contadina e l’antico orgoglio della lavorazione artigianale del rame: la tradizionale Sagra della Polenta.
Non si tratta di una semplice manifestazione gastronomica a uso e consumo turistico, ma di una solenne cerimonia collettiva le cui radici affondano nell’Ottocento, quando i maestri calderai e le famiglie del paese si riunivano nella piazza centrale per condividere l’ultimo pasto ricco prima della rigida astinenza quaresimale.
Il monumentale calderone di rame
Il fulcro simbolico e visivo della festa è il gigantesco calderone di rame (il monumentale “caccavo”), capolavoro forgiato a mano dai maestri battirame nemolesi. Posizionato sopra un grande focolare di ceppi di quercia e faggio allestito all’aperto nella piazza principale, il calderone può contenere centinaia di litri d’acqua sorgiva e quintali di farina di granoturco macinata a pietra.
La preparazione richiede una maestria fisica e culinaria straordinaria. Sin dalle prime ore del mattino, i fuochisti alimentano le braci, mentre gruppi di cittadini si alternano senza sosta a girare la polenta con lunghi mestoli di legno (le “cannelle”), per evitare che l’impasto si attacchi al fondo.
“La polenta di Nemoli non è solo cibo: è il calore del focolare che si fa piazza, è il rame dei nostri avi che torna a vivere tra i fumi della legna d’Appennino.”
La ricetta della tradizione contadina
Secondo il canone rigoroso tramandato dalle massaie del borgo, la polenta nemolese viene condita con un ragù denso e saporito preparato con carne di maiale locale, salsiccia lucana stagionata a punta di coltello, costine e pancetta rosolata, spolverata infine con abbondante formaggio pecorino dei pascoli del Monte Sirino.
Quando la polenta raggiunge la perfetta consistenza vellutata e dorata, il calderone viene rovesciato e la pietanza viene distribuita calda e fumante a tutta la popolazione, ai compaesani emigrati tornati per l’occasione e ai tanti visitatori giunti da ogni parte della regione.
Il rito si conclude con canti popolari al suono di organetti, zampogne e tamburelli, celebrando la solidarietà comunitaria e ricordando a tutti che a Nemoli l’eredità dei maestri calderai continua a riscaldare il cuore e il palato.
Fonti storiche e bibliografia
- Pro Loco Nemoli, Cent’anni di polenta e memoria comunitaria: il Carnevale a Nemoli, Grafiche Lucane, 2012.
- Giovanni Battista Bronzini, L’universo contadino e le feste dell’anno in Basilicata, Congedo Editore, 1982.
- Archivio delle Tradizioni Popolari del Lagonegrese, Sezione Etnografia e Cucina Storica.
